london bridge

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sabato 2 settembre 2017

Che ci fai in ospedale? Il lungo viaggio dall'India alle Molinette di Torino.

Innanzitutto, io vorrei iniziare con un
GRAZIE.


In questi giorni ho ricevuto così tanti messaggi, da persone che non sentivo/vedevo da anni, sinceramente interessate per la mia salute, e questo mi riempie il cuore, o comunque ripristina un pochino la mia disillusione nei confronti dell'umanità.
Soprattutto vorrei dirvi che, come ho risposto a molti, non esistono messaggi banali, stupidi, scontati,. Quando una persona sta male, anche solo ricevere una scemenza, un qualcosa che la faccia ridere, sapere che ha l'appoggio degli amici, che qualcuno ti pensa, non è MAI banale o stupido o scontato.

Detto questo, non avrei mai pensato che pubblicando le mie solite disavventure su Facebook, così tante persone si sarebbero preoccupate per la mia salute, anche perchè di solito a parte mia mamma e un ristretto gruppo di amici, nessuno legge davvero quello che scrivo. Quindi non mi sono preoccupata più di tanto che avrei allarmato persone che non conoscevano la mia situazione.
All'inizio non volevo farlo, mettermi a scrivere pubblicamente "ciao, sto male" perchè non avevo voglia di attirare attenzione, non avevo voglia di parlarne né tantomeno di pensarci.

Poi, pochi giorni fa, mentre cercavo qualche informazione nel magico mondo di internette, ho trovato il blog di una ragazza fantastica, che ha affrontato una cosa diecimilioni di volte più brutta di quella che sta capitando a me, e in una notte mi sono letta tutti e quattro gli anni della sua lotta, scritti scrupolosamente, in maniera ironica, divertente, a volte cruda e spietatamente onesta, e ho visto quanto lo scrivere e il condividere sia d'aiuto in questi casi.
Il mio primo grazie va a te, Anna Lisa, che hai condiviso con il mondo intero la tua lotta. E anche se questa malattia di merda ti ha vinta, secondo me la vita l'hai vinta te con il tuo modo di affrontarla.
(Se volete leggere anche voi il suo blog, o informarvi sull'associazione a lei dedicata, trovate tutto CLICCANDO QUI )

Ma quindi, cosa ci faccio sempre in ospedale?
C'è da dire che alle Molinette c'è una quantità di manzi esagerata (che, ovviamente, secondo il Napoli sono tutti gay!), ma purtroppo non è la ragione principale per la quale sono sempre lì.

Il mio racconto comincia in una terra lontana e assolata, a Chennai, in India.
Per chi non lo sapesse, prima di questa estate di merda, io avevo dei progetti fantastici per questi mesi.
A metà giugno sono andata in India con AIESEC per ben due progetti fantastici, entrambi riguardanti i diritti umani.
Il primo a Chennai, che è qui:

con un'organizzazione che si chiama Nirangal e si occupa dei diritti della comunità LGBT (in maniera specifica dei transessuali) in India, che come potete immaginare non è ancora integrata ed accettata come in occidente (e per quante falle ci siano nel sistema occidentale, credetemi, ci sono anni luce di differenze culturali radicate in onore e tradizioni secolari). Qui, il mio compito sarebbe stato occuparmi dell'organizzazione del Pride, del quale avrete sicuramente visto le foto sul mio profilo, documentare le varie manifestazioni, incontri, conferenze tra l'ambasciata USA e l'organizzazione, organizzare l'Internazional Queer Festival e promuovere, all'interno delle scuole, i diritti LGBT tra i ragazzi, aiutandoli tramite dei laboratori e seminari, a capire che non c'è nulla di sbagliato nell'essere gay, che hanno dei diritti come tutti gli altri, e aiutarli verso l'accettazione di sé.
Questo per 6 settimane.

Il secondo progetto era a New Delhi. Qui mi sarei occupata di diritti delle donne, principalmente in un progetto che si chiama "Women's Empowerment", essendo assolutamente convinta che il potere viene dalla conoscenza, per emanciparsi c'è bisogno della cultura. Il mio lavoro, qui, sarebbe stato quello di aiutare le donne delle caste più basse, o senza possibilità economiche per istruirsi, offrendo loro un'istruzione base di inglese, matematica, economia e tutte queste cose che potrebbero aiutarle a rendersi indipendenti, aprirsi una piccola attività e così via. Questo per 4 settimane.
Lavorando solo in settimana, questo mi avrebbe permesso di avere tutti i weekend liberi per poter esplorare l'India, e avevo già programmato di passarne uno a vedere il Taj Mahal, uno a Varanasi per vedere l'alba sul Gange. Tra un progetto a l'altro pensavo di poter vedere Bangalore, e passare un paio di giorni anche a Mumbai.

Dopo aver finito di girovagare per l'India (anche perchè nel frattempo mi scade il visto che durava solo 3 mesi), avrei preso un aereo, direzione Kathmandu, per visitare la città e dirigermi successivamente al Monastero Kopan, dove avrei vissuto per due settimane, senza mezzi tecnologici telefono o connessione internet, a seguire un corso sul Buddhismo tra lezioni teoriche e pratiche.
E poi sarei finalmente tornata a casa.

FIGATA VERO?

Eh, il cazzo.

Dopo le prime settimane a Chennai, una mattina mi sveglio con un male all'addome indescrivibile, corro nell'ospedale che l'assicurazione mi aveva suggerito e mi ricoverano.
Piccolo intermezzo, consiglio non richiesto ma importantissimo:

RAGA, QUANDO VIAGGIATE FATE SEMPRE, SEMPRE 
SEMPRE 
L'ASSICURAZIONE. VI PREGO, FATELO 
(più avanti capirete il perchè)

Mi ricoverano per una presunta appendicite. Presunta perchè c'è qualcosa nel mio addome che impedisce ai medici di vedere chiaramente gli organi sottostanti, e nessuno capisce cosa sia.
Un piccolo interventino che sarebbe dovuto essere in laparoscopia (quello dove ti fanno i buchini e non ti aprono come un porceddu sardo) e durare una ventina di minuti. Avviso amici e parenti di stare tranquilli, che è una cosa da niente, e che ci saremmo sentiti di lì a poco.
Mi risveglio nella mia stanza, in terapia intensiva, non so bene quante ore dopo perchè l'anestesia è potentissima e sono imbottita di morfina. Ho un sondino nasogastrico, la maschera dell'ossigeno senza la quale non riesco nemmeno a parlare, una fasciatura che mi parte da sotto il seno e arriva fino all'inguine, due cateteri, e male, MALISSIMO ovunque. Ma tanto non posso fare altro che dormire, perchè quando chiedo all'infermiera che diamine mi sia successo o che ore siano, mi risponde che sono le due di notte e che domani il dottore mi avrebbe spiegato tutto.

Il giorno dopo il chirurgo che mi ha operata, praticamente il sosia indiano di Sir Pilade 

mi comunica, tutto allegrotto, che mi hanno rimosso l'appendice. Insieme all'appendice, che comunque avrebbero anche potuto lasciar lì (la mia faccia in quel momento, la potrete anche immaginare), hanno rimosso una massa di più di 10cm di diametro, e la relativa parte di intestino in cui questa merdina era cresciuta, facendo un bel taglia e cuci e riattaccandolo ad un altro pezzo di intestino, per fare questo ovviamente hanno dovuto aprirmi l'addome, lasciandomi una simpaticissima cicatrice lunga circa una spanna. E finisce la spiegazione sulla massa con un bel "do you wanna see it? I took a picture" (Vuoi vederla? Ho fatto una foto). E sticazzi, NO. 
A quanto pare, il simpatico indian Pilade ha fatto vedere a tutti i miei amici, tronfio d'orgoglio, la palla che mi ha levato dalla pancia, e ora ci teneva tantissimo a farla vedere anche a me.

Il mio primo pensiero, in tutta questa situazione di disagio, è stata la mia famiglia, il mio ragazzo, i miei amici, che non avevano mie notizie da più di 12ore.
Io in quel primo giorno sono stata male, ma proprio male, perchè volevo solo il mio telefono. La mia unica preoccupazione era parlare con le persone che amo, rassicurarle sul fatto che ero viva, che stavo più o meno bene, e che non vedevo l'ora di tornare a casa.
Invece quella simpatica idiota della mia responsabile, quando all'orario di pranzo è venuta a farmi visita, ha pensato bene di lasciare il mio telefono a casa.
MA CI STAI DENTRO, PORCO GIUDA?
Ho dovuto aspettare fino a tarda sera, all'orario di visita serale, per poter comunicare con tutti, questo vuol dire che non li sentivo ormai da circa 24ore.
Tutti i miei amici più stretti mi avevano sommerso di messaggi, alcuni avevano scritto a mia mamma su facebook, gli altri hanno solo aspettato con l'ansia addosso, e mi dispiace davvero.

Ho passato circa una settimana in terapia intensiva. Quel reparto non aveva niente da invidiare a Grey's Anatomy, avevo la mia stanzetta singola, con un'infermiera a mia disposizione 24/7. Piano piano, mi fanno una lenta riabilitazione per respirare da sola senza ossigeno, inizio una dieta liquida a base di succhi di frutta alla mela (che schifo), acqua di cocco (CHE SCHIFO), limonata e brodino. Ricomincio a camminare, con il supporto di una fascia elastica, e fa male, una male pazzesco.

E poi il dramma: l'assicurazione non riesce a comunicare con l'ospedale. I ragazzi di AIESEC si sono occupati di tutta la parte burocratica del mio ricovero, essendo il primo ospedale privato della città, i costi sono esorbitanti anche per essere in India, ma per mia fortuna ho stipulato l'assicurazione, o almeno così credevo. Esce fuori che l'ospedale non riconosce la mia assicurazione internazionale, e mi manda una prima parcella: 5mila euro. Ottimo, come se non fosse già abbastanza difficile il mio recupero, mi sale anche l'ansia per questa montagna di soldi che ovviamente non ho. 
In più devo essere trasferita in stanza. Ogni stanza ha il suo prezzo, e non essendo sicura che sarei riuscita a parlare con l'assicurazione e risolvere questa situazione, scelgo la stanza dei poveri, quella insieme a sei persone. 
E si passa da Grey's Anatomy ai lazzaretti della peste descritti nei Promessi Sposi. Quando ho visto quella stanza ho pensato "bene, sono sopravvissuta ad un operazione ad addome aperto, una trasfusione di sangue, sto iniziando a recuperare le forze e morirò per colpa di un'infezione in questo buco di culo di stanza". Intanto i miei genitori mi pressavano dall'Italia, mobilitavamo Consolati, Ambasciate, Farnesina (che marò spostatevi proprio), i ragazzi di AIESEC India facevano chiamate in Olanda, Germania, Italia per capire quale fosse la sede dell'assicurazione alla quale dovevano rivolgersi. E dall'ufficio dell'ospedale arrivava il mio foglio delle dimissioni con la parcella, totale: 10mila euro. 
Vabbè, lasciatemi qua a morire, cosa succederà mai se non pago? 
Una lotta contro il tempo, mi vogliono dimettere, ma non abbiamo ancora sta maledetta assicurazione. Il giorno prima delle dimissioni riusciamo a contattare la sede in Germania, che ci assicura che tutto sarebbe stato risolto. Però entra in gioco il fattore fuso orario. Quando gli uffici in Germania sono aperti, quelli dell'ospedale sono chiusi e viceversa. Il mattino delle mie dimissioni, non so per quale miracolo, dall'ufficio in Germania riescono a comunicare con quello dell'ospedale, pagheranno tutto loro. Sono 
LIBERA.
Libera di uscire senza mutande dall'ospedale.
Sì, perchè quella simpatica idiota della mia responsabile, dalla quale vivevo, non è potuta venire a prendermi, e va bene, comprensibile. Però si è anche dimenticata, nei giorni precedenti, di portare a me, o alla ragazza che mi avrebbe accompagnata, della biancheria intima. Quindi la ragazza gentilissima e amorevole che mi ha aiutata con le dimissioni, mi ha portato dei suoi vestiti per uscire, ma ovviamente non aveva con sè mutande o reggiseno.

VI RENDETE CONTO DI QUANTO POSSA ARRIVARE IN BASSO LA MIA VITA?


Ma non importa.
Sono fuori.
Sono libera di prenotare un aereo e andarmene affanculo il più lontano possibile da qui, tornare a casa e abbracciare la mia famiglia. Avrei solo dovuto aspettare 15-20 giorni, perchè con una ferita del genere non era sicuro volare. Certo, camminavo come una storpia, lenta come una tartaruga centenaria, dolorante per la ferita, ma in fondo andava tutto bene. I miei mi avevano prenotato un albergo per passare gli ultimi giorni in India un po' più al comodo rispetto alla panca di legno nella casa senza frigo dove stavo (vi siete persi il mio blog sull'India? ECCOLO CLICCANDO QUI), tutto andava bene.

Il giorno dopo le mie dimissioni, sono andata a ritirare il referto istologico, dove avremmo finalmente capito cos'era quella palla, dopodichè tanti saluti e baci, non avrei più visto un ospedale indiano in vita mia.

Ecco.

Quello è probabilmente stato uno dei giorni più brutti della mia vita.
La sera prima, leggendo il referto del medico sulle dimissioni, nelle probabili cause della massa, avevo letto "tubercolosi addominale o cancro", ed ero abbastanza impanicata, ma cercavo di mantenere la calma, non dicendo nulla a nessuno, se non al Napoli, che comunque mi aveva tranquillizzata dicendomi che erano solo supposizioni e sicuramente c'era una terza opzione.

Purtroppo no.
Il referto era tutto in inglese, ovviamente. E per quanto io abbia tradotto Grey's Anatomy dall'audio un sacco di volte, ero comunque limitata nella comprensione di una cosa del genere.
L'unica cosa che capivo, era una parola che non avrei mai voluto leggere: LYMPHOMA.

Il dottore mi spiega che quella palla gigante nient'altro era che un linfoma.

E che minchia è un linfoma? 

Per quanto io sia mega infoiata con i telefilm medici, non è che abbia tutta questa conoscenza adeguata, ancora oggi, dopo che me l'hanno spiegato sia in India sia in italiano, continuo ad avere molti dubbi a proposito.
Mi spiegano che un linfoma è un cancro del sangue, che i linfociti (che aiutano il corpo a difendersi dalle infezioni) impazziscono e creano dei linfomi, che viaggiano fino ai linfonodi facendoli ingrossare. Il problema, o meglio i problemi sono che i linfonodi sono ovunque nel corpo, ce ne sono centinaia, quindi i linfomi che hanno trovato nel mio addome, potrebbero essersi spostati in altri linfonodi, infettandoli, o addirittura essere arrivati al midollo. Indian Pilade mi spiega che lui ha rimosso tutto quello che ha potuto vedere ad occhio nudo, ma che devo iniziare una chemioterapia il prima possibile.

Mentre tutto questo mi veniva comunicato, io non ero propriamente io. 
Non pensi mai di poter avere un cancro, finchè non te ne viene uno. Io ho sempre pensato che fosse una cosa che accade nei libri di Nicholas Sparks, nei film tristi, ai nonni quando sono tanto anziani, agli altri in generale. Non a ME. 
Perchè a me?
Quando ti danno una notizia del genere, nella tua mente è il caos. Più pensavo e più mi veniva da piangere, e più avrei voluto un abbraccio dalle persone che amo. Non ero sola, c'erano la simpatica idiota della mia responsabile e la ragazza dolcissima che mi ha prestato i vestiti all'uscita dall'ospedale. 
Ma non era la stessa cosa.

Io pensavo, e pensavo, e pensavo.
Pensavo che volevo tornare a casa.
Pensavo che avrei dovuto abbandonare tutto, addio India, addio estate alla ricerca delle risposte che cercavo, addio Nepal, addio progetti.
Pensavo che a ottobre avevo dei progetti di una convivenza con la persona che amo.
Pensavo a come l'avrei detto a tutti.
Pensavo ai miei genitori, alla mia famiglia, al Napoli, a tutte le persone la cui vita sarebbe stata scombussolata da questa notizia.
Pensavo che mi sentivo in colpa da morire, senza nessuna ragione apparente, ma era tutta colpa mia se le persone attorno a me avrebbero sofferto per una mia condizione fisica.
Pensavo, mi chiedevo, ma di linfoma si muore?

Così, in questo stato di totale trans, estraniata dal mio corpo, cercando di trattenere malamente le lacrime e sommergendo Indian Pilade di domande, lui cercava di darmi tutte le risposte che poteva, ma non essendo un oncologo, le sue erano comunque risposte limitate. Mi scrisse una lettera, da portare ad un suo caro amico oncologo in un altro ospedale della città, per far sì che potesse visitarmi immediatamente senza appuntamento, e mi saluta augurandomi ogni fortuna nella vita, perchè io ero un uragano dalla forza pazzesca, e se non lo sapeva lui che mi ha messo le mani nella pancia per due ore, chi altro avrebbe dovuto saperlo? (giuro, ha detto così, e mi ha anche richiesto se fossi sicura di non voler vedere la massa che mi ha tolto dalla pancia, che amorino).

Dopo la visita dall'amico oncologo, mi comunica che avrei fatto subito tutti gli esami, tac, pet, biopsia ossea, il giorno dopo. Alla modica cifra di mille euro. Non essendo ricoverata, l'assicurazione non avrebbe potuto pagare subito, quindi avrei dovuto anticiparli io per poi ottenere un rimborso dall'assicurazione stessa.
Grazie, rifiuto l'offerta e vado a casa.

I giorni precedenti alla mia partenza sono stati un po' una merda. La prima persona a cui l'ho detto è stato mio fratello. Non potevo dirlo ai miei, non per messaggio, e questa è stata la mia preoccupazione maggiore per tutto il tempo, come l'avrei detto ai miei genitori?
I 15-20 giorni indispensabili prima della partenza, per evitare traumi post-operatori, sono diventati 7, dopo una settimana sono partita. Avevo letto qualcosa su internet dei motivi per i quali sarebbe stato meglio aspettare dopo un'operazione, qualcosa che aveva a che fare con la pressione dell'aria, del sangue, dell'ossigeno, boh, io sono sempre stata una capra in fisica. Temevo solo che l'aria nella mia pancia, ad alta pressione, mi avrebbe fatto esplodere come un kamikaze. E va beh, almeno sarei stata ricordata per qualcosa.
Un volo da Chennai ad Abu Dhabi. 
Due ore di scalo.
Altre sette ore da Abu Dhabi a Milano.

La gioia di rivedere i miei genitori all'aeroporto, riabbracciarli dopo tutta questa merda, penso sia indescrivibile. Se non sono scoppiata in volo per colpa della pressione, sarei scoppiata a Malpensa, ma per la gioia.
Dopo le comunicazioni importanti, di corsa dal mio medico di famiglia che mi prenota per il giorno successivo una visita al COES delle Molinette, dove, tramite il CAS, sarei entrata nel sistema dei pazienti oncologici, avrei avuto tutte le esenzioni, loro avrebbero pensato a prenotarmi tutte le future visite e mi avrebbero solo comunicato telefonicamente le date. Io sono la prima a insultare la sanità pubblica, ma mi veniva quasi da piangere a pensare a quanto mi sentivo a casa.

Da quel giorno è iniziato il mio percorso per curare il linfoma di merda, anche rinominato linfomerda.
La mia ematologa è una persona dolcissima, mega easy e disponibile a rispondere a tutte le mie domande, inclusa "ma potrò bere nei giorni successivi alle chemio?" e soprattutto "posso usare l'erba, a scopo terapeutico, ovviamente?".
Dopo tac, pet, biopsia ossea (che vi assicuro è un esame dimmerda, ma dimmerda che non posso nemmeno descriverlo, è come se uno sturalavandini vi ciucciasse la linfa dalle ossa, una sensazione disgustosa), scopriamo che i linfomerda sono sempre lì. Quelli che mi avevano tolti sono ricresciuti, che ha la capacità di crescita del 95%, che è un linfoma non Hodgkin a grandi cellule e che sono sparsi un po' dappertutto nell'addome, ma per fortuna SOLO nell'addome. Il midollo è pulito, così come il resto dei linfonodi del mio corpo, per fortuna.
Dottoressa adorabile mi spiega subito che devo stare tranquilla, che è trattabile, che si guarisce nel 95% dei casi, che è comune nei giovani e in quel tratto di intestino, che non si sa perchè vengano, che non dipende dal mio stile di vita, da quel che mangio o bevo, che come tutti i tumori viene e bom.

Mi spiega che la chemio potrebbe danneggiare le mie ovaie, rendendomi sterile. Questo accade nel 5% dei casi, ma ci sono dei programmi sperimentali, chiamati Fertisave, che permettono alle persone sotto terapia, di salvaguardare la loro fertilità congelando ovuli o spermatozoi e che è una proceduta gratuita. Inizio quindi anche questa avventura, fatta di iniezioni giornaliere di ormoni, di due visite a settimana al Sant'Anna, ecografie interne, visite varie. Scopro che così gratuita non è, visto che le punture hanno un costo di 60€ l'una, e ne devo fare un bel po'. Mi ritrovo da un giorno all'altro a dover decidere se l'eventualità di diventare madre in un futuro, valga effettivamente un bel po' di soldi, io che sono sempre stata restia a vedere la maternità come parte della mia vita. Però fanculo, non posso fare in modo che un po' di soldi e linfomerda mi impediscano di mettere al mondo dei piccoli geni del male col mio DNA, l'acidità nelle vene e gli occhi azzurri, spendo sti soldi. Il giorno dell'estrazione riusciamo a prelevare e congelare 5 dei miei ovetti, e speriamo di non averne mai bisogno.

Abbiamo iniziato la terapia, che è una R-Chop, una chemioterapia insieme all'immunoterapia, che fondamentalmente serve a dare una svegliata al mio sistema immunitario per far sì che riconosca ed elimini queste cose il prima possibile. Saranno sei cicli, uno ogni 21 giorni, alla fine dei quali speriamo di aver eliminato linfomerda.

Il primo ciclo è avvenuto in due giorni, e per fortuna avevo il Napoli con me, che pazientemente ha assistito ai miei scleri, ai miei sbalzi d'umore e a tutti i miei crolli emotivi senza fiatare e con una pazienza di un Santo. 
Il primo giorno sono stata sei ore a fare l'iniezione dell'immunoterapia. È durata così tanto perchè bisogna controllare come il corpo risponde, visto che le reazioni allergiche sono molto comuni.
Pensate sia andato tutto bene? No, ovviamente.
Ho avuto una reazione allergica respiratoria, dopo due ore e tanto cortisone/antistaminico, abbiamo ripreso la flebo, e dopo 8 lunghissime ore siamo usciti dall'ospedale.

Giorno due, prima chemio, mi spiegano come funziona la Chop, quali farmaci ci sono dentro. Mi dicono che quello rosso è il più aggressivo, che mi farà fare un po' di pipì rosa e sarà lui a farmi cadere i capelli. Questa volta per le due siamo fuori, e ho un solo pensiero: andiamo al mare.

Dopo due giorni così, ci aspettavano le vacanze, che mai avrei pensato di fare. Dopo tutto il mese di luglio e l'inizio di agosto passati in ospedale, almeno tre giorni a settimana, non speravo nemmeno di vederlo, il mare. Anzi, pensavo che dopo la terapia avrei avuto tutta la nausea del mondo nelle quattro ore di macchina che ci aspettavano, e ci saremmo dovuti fermare ad ogni piazzola di sosta per vedere l'esorcista che è in me.
Invece, avendo preventivamente preso tre antinausea (ops), tutto è filato liscio, le mie due settimane di mare sono state all'insegna della tranquillità, del cortisone che mi ha impedito di bere a ferragosto, delle punture di globuli bianchi che mi davano dolori lancinanti alla schiena prima di dormire, e delle nottate passate a fare tantissima pipì ogni due ore. Ma a parte questo, non posso proprio lamentarmi, niente vomito, niente nausee improvvise, niente febbre.

Il secondo ciclo di chemio è stato ieri, questa volta ad accompagnarmi è stata la mia mamma, e mi hanno inserito il PICC.
Il PICC, che dovrò tenere per tutta la terapia, è una canulina, una piccola cannuccia, che viene infilata nel braccio e va fino al cuore, al quale viene attaccato un pirulo che pende dal braccio. Questo pirulo servirà sia a fare i prelievi del sangue, sia ad attaccarci le flebo della terapia. Praticamente è funzionale al fatto che non dovranno più bucarmi e devastarmi le vene ogni volta, perchè si farà tutto tramite pirulo.

Sto bene, cioè potrei stare meglio, ma sto bene. 
Ho rinunciato ad un progetto fantastico a migliaia di km da qui, in questo preciso istante sarei dovuta atterrare in Nepal. Non nego che soffro tantissimo per questa cosa. 
E per gli elefantini. Perchè porca miseria, io volevo vedere gli elefantini.
Però è andata così.
Ho un concetto molto particolare di karma, e questa volta sono piuttosto amareggiata. 
Non lo vedo come qualcosa che agisce attraverso le vite passate, ma come qualcosa dai risvolti quasi cristiani. Ho sempre pensato che se tu sei gentile, fai le cose per gli altri, aiuti il prossimo, cerchi di vivere la vita secondo il concetto "fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te", allora la vita ti avrebbe ripagato nello stesso modo. A me è successo il contrario, vado in India per aiutare gli altri, e torno a casa con un linfomerda. Certo, lui era lì in agguato da mesi senza avermi dato nessun sintomo, però ancora sto cercando un senso a tutto questo. Perchè da qualche parte c'è. Mi aiuta pensare alle parole che mi ha detto un'infermiera gentile il primo giorno di ricovero nel dayhospital delle Molinette "io non so perchè succedano queste cose, però devi vederla così: tu non sei malata, tu hai una malattia. Questo è importante che tu capisca, perchè la malattia non sei tu, è una cosa esterna e se ne andrà"


Ecco la maxi storia di come la mia vita è cambiata, capovolta, sottosopra sia finita. 
Ora tutti sapete perchè sono sempre in ospedale, circondata da manzi bellissimi che somigliano a Ciro di Gomorra (tanti cuori!)

Se siete arrivati a leggere fin qui, complimenti, non avete vinto niente. Se non un abbraccio quando vi vedrò di persona, perchè vuol dire che allora vi interessava davvero sapere cosa mi è successo. Commentate su facebook con la parola ABBRACCIO e in omaggio divertenti temi e suonerie, e un abbraccio vero.
Vi aggiorno, promesso.
Perchè so che a tutti piace ficcanasare nei fatti degli altri, e a me serve condividere le mie sventure.
Così facciamo felici tutti e vualà.

Io vado avanti, e #nonsimollauncazzo








venerdì 16 settembre 2016

Genitori troppo trasgre e compiti delle vacanze

Caro Genitore progressista,
io ho ventiequalcosa anni, non ho figli e non ho titoli accademici pedagogici. Quindi, a tutti gli effetti, sono l'ultima degli stronzi che può venirle a dire come crescere un figlio. Un po' perchè un figlio non lo voglio, anche se amici ed ex fidanzati insistono che sarei un'ottima madre (ed io insisto che sarei il tipo di madre che dimentica i figli nel carrello al supermercato, troppo intenta a perdermi nel reparto dolciumi), un po' perchè, egoisticamente parlando, non mi sento ancora pronta a rinunciare all'infinita libertà che ti regala una vita senza figli, un po' perchè non ho né una stabilità economica, né una stabilità sentimentale e tanto meno una stabilità mentale che possano permettermi il lusso di fare un bambino in questo momento della mia vita.
Fatta questa premessa, c'è una cosa che vorrei dirle.

Non sono una madre, ma sono una figlia. E se c'è un'assoluta certezza, nella mia vita, è che ho avuto due modelli eccezionali come genitori. Severi quando era ora, ma sempre affettuosi, comprensivi, pronti ad ascoltarmi, aiutarmi e consigliarmi senza mai forzare le mie scelte in questa o quella direzione.

Di cose me ne hanno insegnate tante, e tutt'ora continuano a farlo, anche quando sono convinta di non aver più bisogno di imparare niente perchè "ormai sono grande". E anche se non so ancora liberarmi dagli insetti molesti da sola o non sono sicurissima di riuscire a cambiare una ruota della macchina senza l'aiuto di mio padre, posso ritenermi più che soddisfatta dell'insegnamento più grande che mi abbiano mai dato: l'indipendenza.

Caro Genitore progressista, che si ritiene così trasgre da dover scrivere una lettera alla scuola di suo figlio, facendo orgogliosamente presente ai docenti che il suo pargolo non ha fatto i compiti delle vacanze, secondo me lei qui ha fallito.
Ha fallito come esempio di meritocrazia.
Ha fallito come ambasciatore della cultura.
Ha fallito nell'insegnamento del rispetto verso l'autorità.
Ha fallito come modello di adulto, con suo figlio.
Ma il fallimento più grande, secondo il mio modesto parere, è stato privarlo dell'indipendenza.

Mi spiego meglio.
Lei è proprio il prodotto di questa società in cui "le maestre hanno torto, a prescindere" perchè "io che sono genitore so cos'è meglio per mio figlio".
Probabilmente il mio pensiero deriva da una vita con dei genitori troppo severi. Sfido chiunque a non esserlo quando hai a che fare con una ragazzina curiosa, ribelle, critica, sempre pronta a sfidare l'autorità pur di sconfiggere le ingiustizie, che durante l'adolescenza sembrano insormontabili.
Però, a suon di litigate così funeste che probabilmente riunivano tutto il vicinato sotto la mia finestra con tanto di pop corn e bibita omaggio, sono piuttosto fiera di come sono venuta su. Sempre alta un metro e uno sputo, ma in grado si sviluppare un pensiero critico, con cognizione e nel rispetto dell'educazione.
Con questo suo gesto, oltre ad aver reso suo figlio probabile vittima dei bulletti della classe che, frustrati dal fatto che i loro genitori li avranno obbligati a fare tutti i compiti, se la prenderanno con quello "paraculato dal papà", lo lascerà anche, in un futuro secondo me prossimo, privato di quel senso di soddisfazione che ti riempie i polmoni quando sai di aver fatto qualcosa che era giusto fare.

Ed è bellissimo che lei abbia "tre mesi per insegnargli a vivere".
Pensi che stupidi i miei genitori che cercano di insegnarmelo da più di vent'anni. E pensi, sono ancora più stupidi perchè mentre mi insegnavano a fare il campeggio, ogni estate, mi insegnavano anche il peso delle rinunce.
Perchè finchè non finisci i compiti, non vai in spiaggia; finchè non mi ripeti la lezione per bene, non vai a guardare i cartoni; finchè non mi dimostri che prendi la scuola sul serio, non ti facciamo andare a danza/canto/calcio.
Non ho mai conosciuto dei bambini che si mettessero a fare volontariamente i compiti, ed è proprio qui che il senso di responsabilità deve far capolino per le prime volte nella loro vita.
Questo è importante insegnare.
Perchè quando sarà adulto, non ritenga che tutto gli sia dovuto, o che possa ottenere bei voti senza aver prima perso un'ora al giorno, durante i suoi tre mesi di vacanze, da dedicare alla cultura, alle tabelline, agli esercizi di inglese o matematica.

Sia chiaro, signor Genitore, come le ripeto io non sono uno dei docenti, psicologi, avvocati(?), notai, gelatai, maestri di yoga, Presidenti della Repubblica, prelati, venditori ortofrutticoli del mercato o rispettabilissimi autoferrotranvieri, dai quali lei si è prontamente consultato prima di prendere la decisione così saggia triste di scrivere questa letterina autocelebrativa, quindi mi scuso se mi sono presa la libertà di dirle come fare il suo mestiere.
Mi avvilisce molto, poi, vedere quante persone condividono questo pensiero, soprattutto pensando a quanti di questi un giorno cresceranno dei cittadini adulti, responsabili e pronti ad inserirsi nel mondo del lavoro o prendere decisioni politiche per il proprio paese.
Ma tant'è.

Mi si scusi lo sfogo moralista, caro Genitore.
È solo che quando vedo queste cose, il mio animo da adolescente ribelle che lotta contro le ingiustizie torna alla ribalta, perchè quello spirito critico maturato in anni e anni di discussioni con mio padre, è e rimarrà la miglior eredità che possa lasciarmi.

Spero che suo figlio raggiunga gli obiettivi che si prefissa, senza che lei lo intralci con queste buffonate in futuro. In alternativa posso lasciarle il numero del Telefono Azzurro.

Buona vita.

Valentina

P.S. mi tolga una curiosità: ma che lei è grillino?

[ Per tutti quelli che non sanno a cosa sia riferita questa lettera, possono leggere --> QUI ]


lunedì 29 agosto 2016

Santa Maria de Filippi, protettrice di sfigate, ultime delle romantiche e disadattati.

Chi mi conosce sa che io do un gran peso all'informazione e alla cultura.
Chi mi conosce poco, mi ritiene una persona seria.
Chi mi conosce bene, sa che sotto i libri, i titoli di studio, le riviste di settore e gli articoli impegnati, si nasconde una disadattata amante del trash italiano, che non a caso venera pagine facebook come QUESTA

Oggi, poi, mi sento particolarmente incline al trash.
Un po' perchè sono in vacanza e tra circa 24ore sarò sotto un ombrellone ricoperta di crema solare protezione 50+ bimbi come una cotoletta alla milanese, e non ho intenzione di accendere il mio cervello per almeno due giorni.
Un po' perchè con questo caldo sto sudando anche i neuroni.
Un po' perchè con tutto l'alcol accumulato negli ultimi 26 anni di vita, il mio cervello ha ormai subito danni irreparabili.

Oggi voglio portare una sana dose di ignoranza su questo blog, che ormai era abbandonato a se stesso da troppo tempo e i fan chiedevano a gran voce un nuovo post.

Ho scritto davvero poco nell'ultimo periodo, tra lavoro, università, mancanza di tempo, voglia, ispirazione, hanno reso questo blog un posto più triste di una puntata di C'è posta per te, o un film qualsiasi dove un cane qualsiasi muore.

È ora di riportare un po' di giuoia e disagio nel mondo.
Quale modo migliore se non affidandoci a LEI.

La regina indiscussa della tv italiana.
La bionda dai tacchi stratosferici.
L'ideatrice dei migliori/peggiori programmi degli ultimi 15 anni a questa parte.
La futura vincitrice del premio Nobel per la pace, che ha sventato più litigi in diretta tv di quante guerre abbia mai sventato l'ONU.
Colei che ci fa passare i sabati sera a piangere davanti alle buste chiuse.
Colei che ha ideato un talent dove vince sempre chi di talent non ne ha un cazzo.
Colei che, seduta su quegli scalini, ci fa sentire persone culturalmente elevate, nei lunghi pomeriggi in cui ci propina decerebrati su troni e seggioline che fanno esterne inutili e litigano col pubblico.
Colei che ci ha mostrato che un uomo fidanzato su un isola con 12 single, ha bisogno solo di un'ora per tradire la sua fidanzata.

LEI.

LA MARIA NAZIONALE.


A lei va il mio pensiero di oggi.
Visto l'elevato numero di sfighe che mi ha convinto a credere che le Leggi di Murphy siano basate sulla mia esistenza, oggi voglio dedicarle una preghierina.

Perchè noi non abbiamo bisogno di andare in vacanza a Medjugorje, ci basterà una visita a Cinecittà, e una preghiera indirizzata alla più potente delle divinità.

Sfigati d'Italia, unitevi a me in questa preghiera verso l'altissima:

Ave Maria,
piena di mentine, i tuoi fan son con te.
Tu sei benedetta su Mediaset e benedetto è il frutto dei tuoi programmi TV.
Santa Maria, moglie di Maurizio, prega per noi povere sfigate.
Adesso e finchè non ricomincia C'è Posta Per Te.
AMEN.

(Ho come la sensazione che tutti i miei parenti Cattolici mi toglieranno il saluto dopo questo post, e manderanno una crociata o un esorcista per salvami, sappiate che ho voluto bene ad ognuno di voi, fedeli lettori)



domenica 28 febbraio 2016

Perchè, secondo me, Leo non dovrebbe vincere l’Oscar





Sento già i cori di critiche appena letto il titolo, paragonabili solo ai cori della Maratona quando insulta Ventura.

Peggio.

Cori così incazzati che manco ad un concerto metal tutto cantato in growl.

No dico, come ti permetti di dire che Leo non dovrebbe vincere l’Oscar quest’anno?

PREMESSA


Tutto quello che seguirà è un mio pensiero personale.
Il pensiero personale di una povera profana. No, non ho mai studiato recitazione/teatro/qualsivoglia arte figurativa. No, non ho nemmeno mai studiato storia del cinema/ingegneria del cinema/qualsivoglia disciplina accademica collegata al cinema.
Sono una poraccia a cui piace il cinema, di qualsiasi tipo. Amo i film horror fino a saper recitare i miei preferiti a memoria. Piango come una bambinetta sui film d’amore. Mi metto anche a guardare i film impegnati che durano quattro ore e hanno si e no cinque minuti di dialoghi.
Mi sono formata un’idea di cosa è “bello” e cosa è “brutto”, per me. E no, non pretendo che il mondo intero la condivida.
Così, quando dico che Tom Hanks è il mio attore preferito, non mi aspetto che tutti possano apprezzarlo. Stesso discorso quando parlo di Tarantino o di Kubrick. 


O, per esempio, faccio parte di quella categoria di persone che ha visto “La Grande Bellezza” e si è trovata in gran disaccordo con l’assegnazione dell’Oscar, pur avendolo visto una volta e mezza. Una volta per formarmi un’opinione. La seconda volta per ricredermi, e mi sono fermata a metà confermando la mia idea iniziale. E continuo ad essere in quella categoria di persone che non riesce ad esultare per la vittoria di un film che non mi è piaciuto anche se “eh ma sai è italiano, dovresti avere un minimo di orgoglio per il tuo paese”, proprio perché l’ho trovato forzato nella sua gretta e spocchiosa presunta rappresentazione dell’Italia nel suo complesso. Poi, scusatemi, ma un film con la Ferilli che vince l’Oscar è un colpo al cuore, ma nemmeno se avesse impersonificato la madonna di Medjogorje con Paolo Brosio in regia.  


Perché parto dal presupposto che le emozioni che suscita una pellicola, o ancora di più un’interpretazione teatrale, non possono che essere soggettive, e io non posseggo tutta una serie di strumenti  nel mio piccolo zainetto culturale, per poter giudicare gli aspetti puramente tecnici.


Prendete tutto quello che leggerete e analizzarlo con un filtro bellissimo, che non si trova nemmeno su Instagram, e si chiama “secondo me”.
E concludo la mia premessa con una vera perla:



FINE PREMESSA.


Torniamo a Leo.
Cucciolo, bellissimo, tenerissimo Leo. Divenuto l’idolo delle masse semplicemente per il fatto che non ha mai vinto un Oscar.

Ecco, voglio partire da qui.

Avete presente Ennio Morricone?

Probabilmente in questi mesi, anche chi non lo conosceva per la sua immensa carriera, l’ha conosciuto per la polemica coi Subsonica (anche lì, lasciate stare i miei bambini torinesi, grazie.)

Ennio Morricone ha composto alcune delle colonne sonore più meravigliosamente sublimi della storia.
Di quelle così famose che anche le mie pantofole potrebbero iniziare a fischiettarle, solo che il più delle volte non vengono associate a lui.

Io voglio solo citarne alcune:

C’era una volta il West.



C’era una volta in America. 
Che personalmente è la mia preferita e mi fa venire gli occhi lucidi ogni volta che la ascolto.


Il buono, il brutto e il cattivo. 
Che probabilmente è la più famosa:


I giorni del cielo. 
Con cui si è guadagnato la prima nomination agli Oscar nel 1979.



Gli intoccabili. 
Altra nomination agli Oscar



Poi tutte le altre le trovate QUI, volendo 

E la cosa divertente è che io conosco queste musiche, pur avendo visto pochissimi film dai quali esse sono state tratte. Perché, parliamoci chiaro, solo Tarantino è riuscito a farmi apprezzare i film western.

Nella sua infinita e meravigliosa carriera, Ennio ha ricevuto cinque nomination agli Oscar dal 1979 al 2001.

Quanti ne ha poi vinti?

ZERO.

È stato premiato con un Oscar alla Carriera nel 2007.

Questo fa di Ennio un incapace? Una persona senza alcun talento? Un inetto per il semplice fatto che non gli sia mai stato riconosciuto dai giudici dell’Academy il giusto peso delle sue opere? Le sue colonne sonore fanno forse schifo e/o hanno meno valore artistico solo perché non hanno ricevuto un Oscar?

No.

Mio nonno, che ha studiato musica prima ancora di iniziare a leggere e a scrivere, probabilmente, e che è arrivato all’età di 80 anni con una lucidità pazzesca che gli permettevano di leggere, ascoltare e suonare la sua amata musica, mi ha sempre raccontato quanta stima provasse nei confronti di questo eccelso compositore.
Quindi non credo proprio che il fatto di non essere un compositore multipremiato, faccia di Ennio Morricone un mezzo-artista.


Adesso torniamo a Leo. Sta volta per davvero.

Avevo circa sette anni quanto vidi quel viso d’angelo per la prima volta, vestito come una barbone, sulla terza classe della nave inaffondabile per eccellenza.
Mi ritrovai poi a piangere come una disperata a fine film, credendo che quel bel biondino fosse morto davvero congelato come un bastoncino Findus. (no, seriamente, perché quando ero piccola nessuno mi ha spiegato meglio la differenza tra la finzione dei film e la realtà? Io avevo il cuore a pezzi!)

Da lì in poi c’è stata un’escalation di amore. Come tutte le ragazzine vissute negli anni ’90 avevo la maglietta con le frange e il faccione di Leo, staccavo dai giornalini i suoi poster e speravo di sposarlo e avere tanti bambini bellissimi biondi con gli occhi azzurri. Occhei. Questo lo spero ancora adesso. Diciamo che dopo aver visto alla veloce le sue ex fiamme, ci spero un po’ meno di vent’anni fa.

Una filmografia che fa spavento.
Anche io, dal basso della mia conoscenza cinematografica (che comunque non ritengo immensa, ma vasta abbastanza da permettermi di mantenere conversazioni interessanti con molte persone), posso tranquillamente ammettere di non averli visti tutti.

Ma nemmeno quelli per cui ha ricevuto la nomination agli oscar eh, parliamoci chiaro.
Vorrei sapere quanti di voi li hanno visti, anche perché sono solo cinque.

Già in questo io avrei molto da ridire.
Due delle sue migliori interpretazioni, togliendo Titanic che vabbèammammaquantoamore, rimarranno sempre “Inception” e ancor più “Shutter Island”, che non hanno ricevuto nomination.

ECCO.

Per questi avrebbe meritato non solo di vincere l’Oscar, ma anche di ricevere una laurea in “Tutto quello che vuoi”, di diventare presidente del mondo e di venire a pranzo da mia nonna, che è un onore più grande di tutti quelli citati prima messi insieme.

Certo.
Con "Django" ho iniziato ad apprezzare il genere western, ma questo è gran parte merito di Tarantino che potrebbe anche fare pubblicità del dentifricio, e resterebbe sempre un genio.

D'accordo.
Con "The Wolf of Wall Street" ha dato prova di essere un attore versatile, folle... oserei dire addirittura eccessivo. Tanto che in certi momenti mi veniva quasi da chiedermi se non fosse anche troppo. E lì, quella statuina ci sarebbe stata tutta.

Ancora.
J. Edgar, The Departed, Revolutionary Road, Il Grande Gatsby, Prova a Prendermi... potrei anche citarli tutti. In ognuno di questi film ha dato prova della sua bravura.

E poi.
E poi arriva "The Revenant".
Oh, vediamo di capirci.
Lungi da me dire che questa sua interpretazione sia allo stesso livello di Kristen Stewart in "Twilight" o quelle di entrambi gli attori di "50 sfumature di grigio".

Però.
Però non è la migliore. L'ho detto, là.

Se Leo deve vincere l'Oscar, com'è giusto che sia e com'è universalmente riconosciuto, troverei un insulto "concederglielo" per quella che non è la sua migliore interpretazione, per il semplice fatto che il webbe lo acclama a gran voce e perchè ha già ottenuto diverse nomination senza vincere.

Non è così che funziona, o meglio non è così che dovrebbe funzionare.

Io credo nel merito, in tutte le sfaccettature della vita.

Sarebbe come dare 10 in matematica ad un bambino, solo perchè ha scritto che 4+4=7.9 invece di 8.
C'è andato vicino, ma non è il risultato esatto, quindi non merita quel 10.

Sarà perchè io, nei film, ho sempre apprezzato i grandi dialoghi, e in questo non ce ne sono quasi.
O magari semplicemente perchè è il film nel suo insieme a non avermi entusiasmato.
Ma per me è un no.

Non posso esprimermi sulle altre candidature.
Ho visto "The Danish Girl" e devo ammettere che l'interpretazione di Eddie Redmayne è toccante al punto giusto, senza cadere nello stucchevole, poi io ho un debole per lui da quando lo sentì cantare in "Les Miserables".
Ho anche iniziato a vedere "The Martian", e voglio solo dire che Matt Damon potrebbe meritarsi l'Oscar già solo perchè si fa un intervento chirurgico da solo che nemmeno a Grey's Antomy.
Mi mancano ancora alcuni film per poter esprimere un giudizio a 360 gradi.

Su una cosa sono sicura.

Dare l'Oscar a Leo per QUESTA interpretazione, sarebbe una beffa. 
Un premio di consolazione.
"Ehi, Leona', tiè vah, ci hai provato tanto che magari possiamo anche dartelo. Anche perchè ti sei messo a squarta' un cavallo per dormirce dentro, non te se po' di' niente contro"

Piuttosto revocatene qualcuno del passato, fate un 35 sul campo come insegna la Juventus, via.

Il mio personale parere andrà sicuramente contro quello che pensano in molti, ma io credo che sia giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.
A Oscar quel che è di Oscar.
E a me una nuova maglietta con sopra stampata la facciona di Leo, proprio come quella che avevo quando credevo che tutto fosse possibile, anche sposare un attore bellissimo, multimiliardario, che vive dall'altra parte del mondo e sposa modelle bionde fichissime.

E che continuerà a meritare tutta la mia stima e i soldi spesi al cinema, anche se non dovesse vincere mai.




sabato 13 febbraio 2016

Auguri di San Valentino, firmato: una single psicopatica.

"Valentina, ma che bel nome che hai"

Per più di metà della mia vita, ho odiato il mio nome. Ci sono sempre state due Valentine per tutti gli anni delle elementari. Due Valentine alle scuole medie. Dalle due alle tre Valentine alle superiori.
Non avevo MAI la soddisfazione di essere l'unica.
Per esempio, quante Valentina avete tra gli amici di Facebook?
Io su 890 amici (e ci tengo a ribadire che li conosco tutti perchè non accetto mai richieste dagli sconosciuti - sè, vabbé come se avessi la fila di uomini sconosciuti che mi aggiunge OCCHEI), 16 si chiamano Valentina .
Certo confronto ai Luca che sono 21, agli Andrea e i Marco che sono in parità 25 ciascuno, diciamo che gli italiani hanno una gran fantasia in materia di nomi.

Con gli anni, ho scoperto che c'è qualcosa di assolutamente fantastico nel chiamarsi Valentina:
che tu sia single o accoppiato, ti becchi sempre i regali a San Valentino.

Il che, se ci pensate bene, è anche meglio che fare il compleanno nel giorno di Natale, perchè spesso ti arriva un regalo solo.

Ma io provengo, con orgoglio, da una famiglia mezza terrona e si sa che al sud, certe tradizioni contano molto, quindi al mio onomastico mi sono sempre beccata regali, cioccolatini e le bignole.

Quest'anno, il secondo anno da single dopo tanti troppi San Valentino passati accoppiata, sarà bene o male la stessa storia, anche se prego che nessuno mi regali i Baci Perugina con le frasi di Fedez

(quanto piuttosto un sosia di Fedez sarebbe regalo gradito)

Visto e considerato che sono 26 anni un po' più di 16 anni (PERCHÈ QUESTA È LA MIA VERA ETA', CHIARO?) che ricevo gli auguri per la festa degli innamorati, oggi mi sento nel mood di essere quella che fa gli auguri.

Quindi...
Se a San Valentino bisogna parlare d'amore.
Se bisogna fare gli auguri al proprio innamorato.
Se intorno a noi è tutto un sole-cuore-amore.

Io voglio fare gli auguri di San Valentino a:

Il tizio di cui mi sono innamorata per ben quattro fermate di metro. Probabilmente lui non lo sa, ma abbiamo avuto una breve seppur intensa storia d'amore, e io non ti dimenticherò mai.

I fidanzati del lunedì, e qui non aggiungo commenti.

Gli uomini a cui ho donato il cuore, e che l'hanno usato per pulircisi il culo.

I miei ex, perchè nel bene e nel male con l'amore siamo cresciuti a vicenda.

A Foggia, che mi ha ricordato quanto facciano schifo i primi appuntamenti. Perchè se è da lì che capisci se una storia d'amore può iniziare o no, mi avvalgo della facoltà di non capirci mai un cazzo.

Il mio papà e a mio fratello. Gli uomini migliori che io conosca, che avranno sempre molto più di metà del mio cuore. Quindi, cari uomini, per avere l'altra metà sappiate che la concorrenza è dura ed è richiesto un certo livello di qualità.

Il mio cane, che è molto più uomo di molti che ho incontrato nella mia vita. Ed è anche l'unico che può rompermi le palle al mattino, leccandomi la faccia con tanto amore.

Leonardo Di Caprio. Il mio primo e unico amore, da quando ho circa sette anni.


I miei migliori amici maschi, che amo alla follia e che per me sono praticamente asessuati. E che ogni volta non perdono occasione per dimostrarmi quando siano terribili gli uomini. Quindi grazie per essere i miei maestri e i peggiori esempi di uomini al mondo.

Lo studente di giurisprudenza bellissimo che studiava davanti a me in biblioteca qualche settimana fa, col quale sarebbe potuta nascere una bellissima storia d'amore e tanti bellissimi figli intelligentissimi. Non fosse che, quando vado a studiare al Campus, notoriamente sono in tuta, con la cipolla in testa, struccata e con lo sguardo da "non mi parlare, quando studio per me non esisti".

Mio marito, perchè se c'è una cosa che mi ha insegnato Will e Grace - anche se noi siamo più Jack e Karen -  è che il fatto che entrambi amiamo gli uomini, non è una discriminante per il nostro amore!
("Ecco perchè sei single, se anche ai tuoi genitori dici che tuo marito è gay, è normale che poi non trovi un fidanzato vero" cit. mio padre, che crede sempre tantissimo in me!)


La mia migliore amica in crisi, che dovrà sopportare me in crisi. Due donne single ed in crisi, che si sostengono l'un l'altra, si vogliono un bene incredibile e probabilmente moriranno zitelle, proprio perchè non sono lesbiche (come mezza Londra pensa, a quanto pare). E se non è una forma di amore e sopportazione questa, mi sa che di amore non ho capito niente.

Ed in ultimo.

Buon San Valentino a due amanti, verso i quali non smetterò mai di provare riconoscenza, che per me ci sono sempre stati; che mi hanno letteralmente salvato più volte dal baratro della solitudine e della depressione; che hanno colmato le mie serate più buie con quel caldo e profondo amore che solo chi ti conosce da anni è in grado di dimostrarti. Coi quali ho una relazione travagliata e talvolta fatta di eccessi. Ma dai quali alla fine torno sempre.
A voi va tutto il mio amore. in questa giornata ad esso dedicata.
Grazie, Vino e Cioccolato.


E mentre ricordo a me stessa che, probabilmente, morirò sola circondata da una colonia di gatti,

continuo a sperare che là fuori da qualche parte esista qualcuno in grado di sciogliere il mio acido cuore di pietra con uno di questi fantastici bigliettini!


Nel frattempo auguro a tutti gli altri di passare questa inutile festività con qualcuno a cui vogliono bene. Chi l'ha detto che dev'essere per forza il fidanzato (vero o immaginario, che sia)?
Io lo passerò a lavoro circondata da gente che odio, ma pur sempre consapevole di essere circondata da persone che mi vogliono bene, siano a Londra o a Torino.



domenica 31 gennaio 2016

Cari uomini, mi sono rotta le palle.

Mi sono rotta le palle.


Degli incontri casuali in discoteca, mi sono rotta le palle.

Di quelli con cui sembra di intavolare una piacevole conversazione, e poi ti chiedono se ci stai per una cosa senza impegno, mi sono rotta le palle.

Di quelli che dopo averti offerto da bere, nemmeno si ricordano il tuo nome, mi sono rotta le palle.

Di quelli “sì, sono fidanzato, ma la mia ragazza non è qui”, mi sono rotta le palle.

Dei primi appuntamenti che finiscono con “Bella serata, ci sentiamo nei prossimi giorni” e poi devi mandare Chi l’ha visto a cercarli, mi sono rotta le palle.

Del sesso occasionale, mi sono rotta le palle.

Di quelli che “mi farebbe davvero piacere prendere una birra insieme” e poi continuano a procrastinare, millantando più impegni di Obama, mi sono rotta le palle.

Di quelli che mi dicono “sei davvero una persona stupenda, però…”, mi sono rotta le palle.

Di quelli che hanno la fobia per gli impegni, mi sono rotta le palle.

Di quelli “ma cosa me ne frega se non puoi farci un discorso, hai visto che tette(culo)?”, mi sono rotta le palle.

Di quelli che ti scrivono solo quando gli serve un favore, mi sono rotta le palle.

Di questi uomini, mi sono rotta le palle.

Non pensavo che questo momento sarebbe arrivato molto presto.  Dopo due storie lunghe, volevo proprio godermi la mia libertà. E l’ho fatto.

Oh, se l’ho fatto.

Ho fatto una serie di cose stupide, di cui ovviamente non mi pento per niente. Però adesso mi sono rotta le palle.


Pensavo inizialmente che il problema fosse Londra. Sembra incredibile la quantità di rifiuti umani (italiani e inglesi) che riesci a incontrare in una città che dovrebbe offrirti infinite possibilità. E invece, anche a Torino, c’è una quantità tale di escrementi umani, con la profondità sentimentale di una scarpa bucata, da farti completamente perdere le speranze nell'umanità.

Poi vedo le coppiette di 18-20 anni. Dove lui, alla festa dei 18 anni di lei, la definisce la ragazza più bella sulla faccia della terra, descrivendomi con precisione vestito, trucco e parrucco, perché (testuali parole) “era bella da togliere il fiato”. Lui è mio fratello, e ogni volta che mi parla della sua ragazza gli brillano gli occhi, e non ho bisogno di vederlo, perché quando mi manda i vocali su whatsapp riesco a sentirlo nella sua voce.
Ci sono poche coppie che mi danno fiducia nell'umanità, loro sono una di quelle. E no, non sto dicendo che ora inizierò a cercarmi un fidanzato tra quelli che hanno l’età di Justin Bieber (ANCHESE). 

Vorrei piuttosto capire dove si rompe l’anello dell’evoluzione maschile che collega questo tipo di ventenne innamorato al venticinque-trentenne allergico alle relazioni. Davvero, cosa succede nelle vostre teste? È colpa della pubertà? È colpa della barba che cresce? SPIEGATEMELO.

Spiegatemi cosa c’è nel vostro cervello quando andate a cercare una serie di altre ragazze, mentre siete già fidanzati.

Spiegatemi cosa c’è nella vostro cervello quando chiamate una ragazza “cagna” solo per essersi comportata nello stesso modo in cui vi comportate voi nei suoi confronti.

Spiegatemi perché trovate tanto difficile, alla fine di un appuntamento, dire a lei “guarda, non è cosa”, invece di lasciarla sobbalzare ogni volta che il telefono squilla (ed è sempre sua madre) in attesa di una vostra telefonata.

Spiegatemi perché quando incontrate una ragazza seria, con le idee chiare, pensate sempre che voglia subito incastrarvi con matrimonio e figli e iniziate a scappare ancora prima di provarci.

Spiegatemi perché se trovate una ragazza socievole, alla quale piace scambiare due parole, dobbiate dare per assoluto il fatto che ve la darà.

Spiegatemi a cosa cazzo pensate quando ritenete tutte le donne cagne, dimenticandovi di avere una madre, una sorella, una ragazza o delle amiche femmine.

Spiegatemi che problemi avete con la figura femminile, che torti vi ha fatto vostra madre da piccoli per considerare una donna solo come oggetto sessuale, fregandovene del fatto che anch’essa possa avere dei sentimenti, dei pensieri o delle idee.


Spiegatemelo.


Perché io odio generalizzare, quindi sicuramente sono io ad essermi persa qualche mattoncino dei Lego che vanno a formare la mente malata di alcuni di voi.
Perché noi saremmo anche psicopatiche (e su questo non ci sono dubbi), ma provate a chiedervi il perché.

Intanto a noi tocca andare agli Speed Dating per conoscere uomini interessanti.
E permettetemi di usare il plurale.


Ci siamo rotte le palle.


venerdì 18 dicembre 2015

Io ero quel tipo di ragazza da "nah, non vedrò mai Star Wars".

Stavo iniziando uno stato su Facebook. Quando ho visto che stava diventando più lungo del 5 maggio di Manzoni, ho realizzato che forse sarebbe stato meglio trasferire qui il mio lungo e fondamentalmente inutile sproloquio.

Per un secondo mi è balenato nella mente di fare subito un post sul blog riguardo la mio recupero di Star Wars, proprio come feci per Game of Thrones QUI.

Qui è necessaria una premessa, prima di passare per la poser della situazione.

Ho praticamente passato l'adolescenza con degli amici nerd fantastici, ma mi sono sempre tenuta un po' a distanza dalle cose di "fantascienzanerd". 
Un po' perchè sono stata cresciuta con il mantra "sei una femmina, fai cose da femmina", fino a che non ho deciso di ribellarmi a questo stupido mondo di vestiti rosa e tulle e ho iniziato ad essere un maschiaccio, andare sullo skate, vestire come un maschio, giocare alla play, fare a gara di rutti (e questo farà innamorare un sacco di uomini) e pogare ai concerti in mezzo ad una mandria di uomini sudati e puzzolenti. 
Un po' perchè sono sempre stata diffidente verso qualcosa che, a pelle, non mi piaceva, anche se ora mi viene in mente la mamma che mi rimprovera "ma come fai a sapere che non ti piace se non lo assaggi?". Broccoletti di Bruxelles, non mi avrete MAI.

Comunque.

Ogni volta era la stessa storia. Uscivo con i miei amici. Mi presentavano nuovi amici. Si parlava di film. Spuntava fuori l'argomento. ECCOCI. 
3...
2...
1...

"Ehm, io non ho mai visto Star Wars"
e la reazione era, immancabilmente, questa:
NONHAIMAIVISTOSTARWARS?????

E amen, pensavo che tanto le guerre galattiche non mi potessero piacere.
Che bene o male la storia ormai la sapevo. Sì, insomma, quello nero e cattivo è padre del protagonista, non è questa la trama di tutti e sei i film?
Che i film dove la gente si spara già di norma non mi piacciono, figuriamoci quelli con spade laser, navicelle spaziali e altre armi da sfigghy
Che mio padre mi aveva obbligato a vedere Stargate e Star Trek per anni a cena, pur non sapendo la differenza tra uno e l'altro ("in quale dei due c'è quello con le orecchie a punta?" Cit.) e ormai mi veniva il vomito solo a pensare a qualcosa che nel titolo avesse la parola STAR.
Che alla peggio avrei sempre potuto trovare un uomo, così innamorato e paziente, che si sarebbe messo lì a cercare di istruire una povera miscredente, come Ted fece con Stella, e poi l'avrei sposato e avremmo chiamato i nostri figli Luke e Leila (come Ted). Sì, sto parlando di How I Met Your Mother. DI NUOVO.

Insomma, ero stata etichettata dai miei amici come "caso perso" e ogni tot rispuntava questo meme creato apposta.



Finchè gli amici nerd non sono aumentati, l'espressione "NONHAIMAIVISTOSTARWARS" era sempre più comune e iniziava a spargersi come l'ebola. 
Poi il signor Disney ci ha messo del suo e ha deciso di girare un nuovo film, con un'operazione di marketing così esagerata, alla quale non si è assistito manco per Topolino in tutta la storia della Walt Disney. Anzi, Topolino ormai è stato dimenticato e si vocifera che sia in riabilitazione in qualche clinica privata della California, in seguito ad un'overdose da farmaci antidepressivi perchè il signor Walt non se lo cacava più.

Per un puro caso fortuito poi è accaduto l'impensabile. 
Settimana in Italia. 
Pur di vedere un'amica che non vedevo da un sacco di tempo, sono finita in mezzo ad una maratona di Star Wars. 
E sapete cos'è successo?
Che non ci ho capito una minchia.
Sì, va beh, su questo nessuno aveva dubbi.

Prima di tutto dovevo cercare di mantenere la mia copertura. Ci pensate cosa sarebbe successo se in una stanza piena di fan della saga, fosse arrivata una dal nulla a dire "Ehm, io non ho mai visto Star Wars"? Come minimo rischiavo botte, una pubblica umiliazione e grossi sguardi di disapprovazione o pena.

Quindi, arrivata a circa metà del V film, non potevo fare altro che stare in un angolino, in silenzio e cercare di capire quel che potevo. Anche perchè potevo sempre dire "no ma il III l'ho visto al cinema". Non chiedetemi perchè. Perchè non lo so nemmeno io. Ovviamente non capì niente e ovviamente non ricordo niente.
Ma poi è successo.
Ho iniziato a interessarmi davvero.
Caspita, ma sta gente che si spara con le armi sfigghy non è mica così male.
Filava tutto liscio, la mia copertura reggeva e ormai ero entrata nel mood spaziale.
Quando, proprio nella scena clou, mi esce dal cuore senza nemmeno pensarci il commento peggiore che potessi fare:
OMMIODDIO MA LUKE PERDE UNA MANO?
E già mi ero trattenuta quando surgelano Han Solo perchè fremevo sul divano mentre volevo solo chiedere  MA È MORTO?. Con Luke non ce l'ho proprio fatta.

Ecco. Diciamo che ormai era palese che fossi una miscredente e temevo che la mia fine fosse vicina. 

E invece questi poveri cristi hanno anche avuto la pazienza di spiegarmi, a grandi linee, i pezzi che mi mancavano mentre stavamo guardando il VI, e mentre io urlavo sconvolta:
LUKE NON SAPEVA CHE LEILA FOSSE SUA SORELLA?

Una volta a casa, c'era solo una cosa che mi rimaneva da fare. Avvisare il mio gruppo di supporto di Game of Thrones, che è formato da persone splendidamente pazienti, e iniziare con loro il recupero dal primo film.


Il mio percorso poi è stato notevole. O almeno, notevolmente nonsense.
Ho letto in questi giorni di tante persone che chiedevano "Da quale devo iniziare se non li ho mai visti? Dal IV o dal I?" 
E ho letto di discussioni infinite, di gente insultarsi le mamme, di madonne volanti. Non c'è una linea di pensiero omogenea.
Nel dubbio, io devo fare sempre la diversa della situazione e ho guardato:

metà V - VI - I - II - III - IV - V - VI

Ha perfettamente senso.

Dovessi consigliare a qualcuno da quale iniziare, onestamente, andrei in crisi.

Se sono scettici, come lo ero io, sconsiglio di iniziare dal IV, perchè la trama è davvero semplice, non succede un granchè, gli effetti sono quelli che sono e le capacità recitative di Luke sono quelle di una pera in un quadro di natura morta. Però almeno molte cose ti vengono spiegate subito.
Iniziare dal I ha un senso perchè almeno si capisce la storia dall'inizio, ma non capisci che minchia è sta Forza, e comunque devi poi passare al II che è di una noia, MA UNA NOIA esagerata per almeno l'80% del film. E almeno Anakin cucciolo era tenero, quando era cucciolo.

Poi c'è il III che vabbè, nemmeno ve lo dico quantoèèffigo! 
Il V la prima volta che lo vidi, capì ben poco. Riguardandolo una seconda volta (oggi) e dall'inizio, ha decisamente più senso, e poi è il punto centrale di tutto l'ambaradan.
Il VI idem, con la differenza che la prima volta ricordo di essere rimasta affascinata da quello che stava succedendo, capendo purtroppo ben poco. Mentre la seconda (un'ora fa), tutto ha finalmente avuto un senso.

Ora non mi rimane che andare al cinema a vedere il VII.
Da sola, in inglese.

Ok, forse non sono pronta per vedere un intero film di Star Wars senza il mio gruppo di supporto su whatsapp. E senza sottotitoli!
Perchè volevo fare la sborona, a che pro vedersi tutti i film in italiano quando posso benissimo vederli in lingua originale coi sottotitoli?
Il pro l'ho capito dopo, tutti i nomi sono diversi e ancora ora ho probbblemi seri, tanto che Darth Vader o Darth Fener per me è Darth Coso, perchè ho sempre paura di sbagliare la pronuncia. Questa storia di modificare i titoli già mi sta sullo stomaco come il cinghiale nella pubblicità del bicarbonato. Perchè dobbiamo modificare anche i nomi? Sappiamo tutti la mia difficoltà nel ricordare anche i nomi più semplici, questa è discriminazione, OH.

Considerazioni finali? 
Guardatelo.
Non perchè ora è mainstream, ma perchè è una saga che a prescindere dalla trama e dal genere, ha fatto la storia. Perchè è praticamente cultura generale, un po' come Il Signore degli Anelli. (GUARDATE ALMENO QUELLO SANTIDDIO) 
E poi perchè c'è l'ammmore. Quanto sono belli Padmé e Anakin? QUANTO. Esisterà un nome per loro? Anakmé? Padkin? Whatever. Ho sofferto tutte le mie lacrime quando, alla fine del terzo, c'è quella mega scena in cui si parlano per l'ultima volta e lei capisce che ormai non c'è più nemmeno l'ombra dell'Anakin di cui si era innamorata. Come ho sofferto anche nello scontro tra Obi Wan e Anakin, sempre alla fine del III. Ad ogni colpo di spada laser sentivo il mio cuore che si crepava.
Guardatelo, perchè se l'ha visto anche mia mamma e il suo film preferito è Orgoglio e Pregiudizio, potete vederlo anche voi e allargare gli orizzonti dei vostri "generi"
E guardatelo perchè vi farà discutere con i vostri amici, soprattutto sul ruolo di Anakin (che per me ha fatto iniziare tutto sto bordello in buona fede, comunque)
E poi guardatelo per Ewan McGregor, che è sempre un valido motivo per vedere anche uno spot pubblicitario.

Ma soprattutto, guardatelo perchè mi serve qualcuno qui a Londra con cui andarlo a vedere al cinema. O almeno con cui parlarne. O almeno che colga le mie citazioni.
#foreveralone